ExSA è una comunità inclusiva, un luogo aperto, intergenerazionale e accogliente, flessibile e in costante ascolto dei bisogni e desideri collettivi.

Comunità (regime-democrazia)

Lo spazio di una cella diviso in due per riflettere su come alla città visibile del fascismo e del suo consenso si opponesse quella invisibile del dissenso antifascista. È triste ricordare a noi stessi che se prima in Italia che altrove in Europa nasce il fascismo, è però necessario non dimenticare che insieme al fascismo nasce l’antifascismo e conservarne le tracce è allenare la memoria. 

Corpo (dentro-fuori)

Mettere il proprio corpo nella storia non per esaltare un’ideologia, ma per opporsi a indifferenza, passività e cinismo: intorno ad alcuni oggetti del carcere di uso quotidiano ruotano elementi, documenti e parole che rimandano all’impegno nella Resistenza di uomini e donne poi, per quell’impegno, detenuti e detenute del carcere.

Genere (uomo-donna)

La Resistenza è stata anche una rivoluzione degli equilibri dentro la società, tra vecchi e giovani, uomini e donne e il carcere è specchio di questo travolgimento delle gerarchie imposte dal fascismo: dentro la lotta dei detenuti e detenute di Sant’Agata ci sono i germi per la costruzione di una società diversa dalla violenza, dal mito della razza e dalla misoginia propri del fascismo.

L’altro (puro-impuro)

Mettere il proprio corpo nella storia non per esaltare un’ideologia, ma per opporsi a indifferenza, passività e cinismo: intorno ad alcuni oggetti del carcere di uso quotidiano ruotano elementi, documenti e parole che rimandano all’impegno nella Resistenza di uomini e donne poi, per quell’impegno, detenuti e detenute del carcere.

Comunicare (silenzio-parole)

Il silenzio imposto dalla quotidianità del carcere è attraversato dalle parole di detenuti e detenute: parole che definiscono i confini dell’universo della carcerazione, ma anche li infrangono, attraverso la posta ordinaria, e soprattutto attraverso i foglietti fatti uscire clandestinamente in mille modi. 

Luogo (oblio-memoria)

Dal 1943 al 1944 il carcere è il centro nevralgico della repressione nazifascista, della violenza usata dal totalitarismo per cancellare il diverso e il dissenso. Luogo attraversato dalla storia, il carcere è intriso delle storie di chi ha rischiato se stesso fino a perdere la vita per consegnarci un paese libero.